Sonic fiction: racconti epici tra suoni e visioni sulla Techno e l’Afrofuturismo,

23 Gen

Venerdì 1 Febbraio 2019

Presentazione audiovisuale del libro ” Techno. Ritmi afrofuturisti”

di e con Claudia Attimonelli (Meltemi Editore 2008-2018).

Introduce Federico Montanari

Disturba: Mauro Boris BorellaGranata via San Rocco 16 – Bologna

https://www.granatastudio.it

Giunto alla seconda edizione Techno. Ritmi afrofuturisti ripercorre il confronto culturale tra Africa e Occidente attraverso le tappe che hanno portato la techno, nata dalle tribù metropolitane, a diffondersi dal Nord America all’Europa, dai ghiacci islandesi fino all’Estremo Oriente e alle isole dell’Oceano Indiano, tra le masserie del Sud Italia, i paesaggi posturbani del Centro e del Nord e nelle metropoli. Un saggio, un racconto epico della cosmologia della musica black.

La città di Detroit, il movimento filosofico dell’afrofuturismo, la diaspora africano-americana e la black science-fiction hanno contribuito a nutrire l’immaginario che ha reso la techno un fenomeno mondiale.

All’alba del XXI secolo questo genere musicale si conferma sempre più centrale nel panorama internazionale per la capacità della sua scena di sfuggire a etichette, continuando piuttosto a esplorare nuove possibilità grazie all’ironia a tratti cupa combinata con la vena dark e soul della tecnologia.

L’underground, il mainstream e la coolness, lo schiavo, l’alieno e il robot, insieme alle nozioni di postumano, djing, laptop music, sampling, loop e remix sono qui indagati secondo una prospettiva mediologica e sociosemiologica sensibile alle pratiche culturali urbane e ai suoi protagonisti.

Claudia Attimonelli è ricercatrice in Teorie del Linguaggio e Scienze dei Segni, insegna Studi visuali e multimediali e Semiologia del cinema e degli audiovisivi all’Università “Aldo Moro” di Bari ed è responsabile dell’Emeroteca Musicale della Regione Puglia (MEM).
Le sue ricerche si disseminano fra media, corporeità e cultura visuale. Curatrice di esposizioni sulla cultura audiovisiva, tra cui la mostra itinerante Sulle Tracce di David Bowie in tour. Tra le sue pubblicazioni: Pornocultura. Viaggio in fondo alla carne (con V. Susca, Milano 2016, Montréal, Porto Alegre 2017); Linguaggio ed estetica della musica elettronica attraverso i paesaggi sonori e le opere audiovisive di Jeff Mills (2017); Underground zone. Dandy, punk & beautiful people (con A. Giannone 2011).

Federico Montanari, dottore di ricerca, è attualmente ricercatore e docente presso l’Università di Modena­Reggio Emilia, in Sociologia dei Processi culturale e comunicativi, dopo avere insegnato in diverse altre università, come il Politecnico di Milano, l’Università di Bologna, ISIA,Iulm Milano, e dopo essere stato visiting scholar presso l’Università della California, San Diego. Si occupa di analisi socio­semiotica applicata alle situazioni di guerra e di conflitto, allo studio degli spazi urbani e delle tecnologie, anche in rapporto agli studi culturalie di media studies. Lavora inoltre sulla filosofia del post­strutturalismo. Su questi temi ha scritto diversi libri e articoli, fra i quali: Immagini coinvolte (2016); Morphogenesis and Individuation (2014, con A. Sarti e F. Galofaro);Actants, Actors, and Combat Units. The problem of conflictrevisited: a semio­culturalviewpoint (2012).

Mauro Boris Borella; non ha bisogno di presentazioni, ma se volete qualche informazione su di lui contattatelo boris@oneboris.net

a seguire dj set  Nightdrive w/Dj SCM

Annunci

Musicalmente Scorretto

4 Mag

A distanza di due anni dal maldestro intervento pubblico pubblico il testo della mia introduzione ad un Politicamente Scorretto di due anni fa in occasione dell’uscita del Film “Robinù” di Michele Santoro Presentato in sala in anteprima regionale, con le autrici e il gruppo rap Bandog,  ringraziando ancora il povero Davide Montanari mancato pochi giorni fa.

MUSICALMENTE SCORRETTO

Musica e mafia tra fiction audiovisiva e realtà ; utilizzo della musica di chi descrive dall’esterno e di chi vive dall’interno le organizzazioni criminali

 

Questo è un incontro che nasce dalla riflessione sui rapporti tra musica e sistemi criminali ,

da come viene sonorizzata la mafia nelle opere audiovisive, dal film del grande schermo ai    video autorprodotti oggi diffusi sui social media primo tra tutto youtube

Medium e canale principale nel quale  la mafia , nella sua ultima forma ed appendice delle street gangs si autorappresenta nelle (alle volte sue) produzioni musicali, che in certi casi controlla e orienta

Il famoso aforisma dell grande filosofo cinese Confucio “Se vuoi capire un popolo ascolta la sua musica” oggi si deve trasformare in “Guarda i video che carica su youtube !

 

Ma facciamo un po di chiarezza  ;

La parola “gang” viene utilizzata per descrivere delle associazioni in cui gruppi molto numerosi di persone, con spesso la stessa discendenza etnica e geografica, organizzate gerarchicamente ed economicamente condividono esperienze di vita che includono anche azioni illegali ripetute ciclicamente .

La parola “Mafia” viene utilizzata anch’essa per descrivere delle associazioni in cui sono presenti gruppi numerosi di persone, con stessa discendenza, più o meno simile organizzazione, stesse esperienze e stessa frequenza.

Data la notevole differenza di età tra le due, la mafia è nata all’incirca a metà dell’800 mentre le gang (per come le conosciamo oggi) sono nate un secolo dopo, le street gang che andremo a vedere  50 anni fa o anche meno.

In realtà però, guardando più da vicino entrambi i fenomeni, si scorgono delle piccole differenze che analizzate più a fondo fanno emergere differenze di notevole importanza a rispetto al discorso visivo e musicale ad esso collegato

Le piccole differenze sono quelle che subito balzano agli occhi;

I mafiosi sono vecchi

Un esempio è l’immagine, che nel mafioso è comunemente quella di una persona non più giovanissima vestita in maniera spesso elegante sempre incline verso il sorriso e alla battuta

La mafia quindi si fa rappresentare sia visivamente nei grandi film che tutti conosciamo

Il Padrino  1-2-3 , Quei bravi ragazzi  , Donnie Brasco , che anche musicalmente dai compositori che si sono adoperati Nino Rota in testa

La mafia apparentemente non produce musica, anzi non produceva come vedremo

https://www.youtube.com/watch?v=ilBn4fkYRs0

 

La Mafia è per sua natura una società segreta che evita quindi di mostrarsi alla società civile per quello che è. Il controllo del territorio lo effettua in maniera totalmente invisibile per chi non ne è coinvolto e anche le azioni che la espongono, come possono essere gli omicidi, vengono fatti in maniera tale da creare minor rumore possibile. Nel rumore è compresa anche la produzione musicale , la mafia (esclusa la Camorra e la ndrangheta ) non ne ha, a parte quelle arcaiche legate alle mitiche terre di provenienza, quali ballate popolari diffuse con audiocassette illegali dalle quali non si riesce il più delle volte a risalire ad autori e musicisti che le hanno composte.

https://www.youtube.com/watch?v=yx8kWTiOykQ

 

SULLA MAFIA NON SI PUÒ CANTARE

Si possono fare i film , le series ( vedi Padrino e Gomorra) ma non si può cantare, come ben dice Goffredo Plastino nel suo libro “ Cosa Nostra Social Club”

Il cantante in Italia non ha l’autorità morale per fare prodotti culturali del genere: non si può fare una rappresentazione della mafia in musica.”

La mafia si può cantare, ma soltanto contro.

È una sorta di rimozione, un modo per crearsi una distanza critica e sentimentale

 

I street gangster sono giovani , e se ne fottono , giovanissimi , trasandati, tatuati, arrabbiati con il mondo ed incline ad urlare la ppropria rabbia appunto attraverso basi e metriche rap.

 

le gang invece hanno un controllo del territorio che è volutamente appariscente.

E’ difficile entrare in un quartiere controllato da una gang e non notare svariati murales e simboli appartenenti alla gang disegnati per le strade, trovarsi a contatto con ragazzi che alla luce del sole non avranno problemi ad identificarsi e a farsi identificare con la gang (come per i tatuaggi sul viso con il simbolo della propria gang). E nel caso di un omicidio, molto spesso sarà lei stessa a rivendicarlo per esternare la propria forza, per “far vedere i muscoli”.

Con la stessa facilità si può entrare in rete e trovare con un click la musica ed i video che meglio li  autorappresenta, con testi che fotografano fedelmente la realtà dei fatti (accaduti e cantati) e alle volte anche dei personaggi che li hanno commessi.

https://www.youtube.com/watch?v=TGlo8hpBvcs

 

 

Esiste addirittura una specie di CNN Gang con un sito ufficiale e tanto di canale youtubr dove vengono postate con regolarità informazioni sulla situaiozne e sui protagonisti do si trova raccolta di notizie, informazioni, interviste e video musicali sulla cultura di strada propria delle gangs

http://www.streetgangs.com/

 

https://www.youtube.com/user/streetgangs

 

La modalità di autorappresentarsi sotto forma musicale di questa gang è copiata ed usata da tante altre   organizzazioni criminali internazionali , dalla yakuza giapponese,

alle  mafie provenienti dall’est Europa ed altre minori di cui qui breve ma esaustiva carrellata

 

Internazionali; https://www.youtube.com/watch?v=njX7QXgjBgo

 

Albania; https://www.youtube.com/watch?v=HlXs-Q1YzTg

 

Russia; https://www.youtube.com/watch?v=oEsUOjtzsTY

 

Turchia; https://www.youtube.com/watch?v=a1pO1Nde3Uo

 

SAN SALVADOR DE MILANO

A livello  mondiale questi rapporti tra musica e sistemi criminali sono evidenti e ce ne siamo accorti anche in Italia a causa dei recenti fatti di cronaca di Milano,  quando dei gangsters (nel senso di appartenenti ad una gang)   Salvadoregni hanno aggredito  come altre volte connazionali ma anche italiani (ribalta di cronaca quella di due anni fa contro il capotreno a colpi di machete)

 

Riportando attenzione su questo fenomeni d’importazione di gang  nord e centro americane come la MS 13 /  Mara Salvatrucha che andando (dopo ) a scavare hanno grandi ramificazoni territoriali e soprattutto una notevole diffusione sul web, specialmente su youtube dove alcuni cantanti e gruppi rap cantano lodi e gesta (criminali) , diventando pericoloso motivo di ammirazione e successivamente emulazione ed affiliamento.

https://www.youtube.com/watch?v=CpOLDEyW6BI

 

MARAS MUSIC

Si parla di  “Maras music” ,  la musica delle Maras, termine con cui vengono chiamate le organizzazioni crimali provenienti e/o in relazione con il nord e centro america,   abbreviazione di marabunta che, in lingua spagnola, può avere due significati: il primo si riferisce ad alcune specie di formiche migratorie che divorano, nel corso della migrazione, tutto ciò che si trovano davanti. Il secondo significato si riferisce, in modo più colloquiale, a una folla disordinata.

Da cui si capisce l’agire follemente criminale  di queste.

 

La  MS-13 o Mara Salvatrucha ebbe origine a Los Angeles, negli anni Ottanta. I membri della gang, in origine, erano tutti provenienti dallo stato centroamericano di El Salvador, emigrati negli Stati Uniti a causa della crisi economica e della guerra civile che colpì il Paese dal 1979 al 1992.

https://www.youtube.com/watch?v=0lZXdRtBz98

 

L’organizzazione criminale Barrio 18 affonda anch’essa le sue radici nelle strade di Los Angeles, nello stato americano della California. Negli anni Sessanta i giovani messicani emigrati in California, che non venivano accettati nelle gang ispaniche già esistenti in loco, si riunirono in quella che sarebbe diventata una delle organizzazioni più estese al mondo. Secondo un rapporto della Federazione degli scienziati americani, Barrio 18 fu la prima organizzazione ispanica ad accettare anche membri di altre nazionalità.

https://www.youtube.com/watch?v=z5o1b89Bycg

 

GANGSTA RAP

Un percorso copiato da quello che negli anni 90 fu il gangsta rap americano, proprio della west coast con idoli come Tupac (morto) Notorisu Big ( morto anch0esso) e Ice Cube ( oggi attore di successo vivo )  ed i  N.W.A (Niggaz With Attitudes), dove all’epoca usano le proprie produzioni per scambiarsi messaggi di guerra, delimitazioni di aree di interesse ( solitamente spaccio) , requiem per morti ammazzati e altro inerente alla Thug Life “ (famoso tatuaggio di Tupac)  veicolato nei testi e nei primi video bannati dall’allora MTV e da tutte le tv USA, oltre che da parecchie radio.

 

Il brano più famoso e provocatorio di quell’epoca fu Fuck the Police dei NWA a cui seguì anche una versione di  Tupac , entrambi denunciavano la metodologia razzista della polizia ed innaggiavano a combatterla dichirando senza problemi che erano gangster

 

NWA    https://www.youtube.com/watch?v=Z7-TTWgiYL4

 

Tupac  https://www.youtube.com/watch?v=sMLQsS6DvDo

 

I film degli Studios che hanno ritratto questo fenomeno sono diversi , ricordiamo il più famoso nel in quasi tutti hanno usato la stessa musica prodotta all’interno  degli ambienti che andavano ( in maniera edulcorata) a ritrarre, come  dal primo Colors  sulla rivalità omicida delle due grandi gangs Blood e Crips con una colonna sonora in cui  dove svetta e rimane nella storia il pezzo omonimo di  ICE T  https://www.youtube.com/watch?v=LI8Zx_QvNVU

Fino all’ultimo

nell’ultimo Straight Outta Compton  con un attore che recita l’allora ICE Cube giovine criminale.

https://www.youtube.com/watch?v=kSlp-ojfTRw

 

Proprio nel secondo film si da evidenza il  passaggio di quel genere e di tutto l’hip hop in genrale nell’sistema di produzione culturale commerciale e “legale” , nel quale una pletora di aeristi hanno disperso il messaggio gangstaoriginale, e con esso anche quello di denuncia sociale per un sistema di valori decadente basato solo su soldi , auto , donne e successo. Svilendo il genere al punto che NAS uno dei suoi più grandi rappresentati pubblica un LP definendo l’hip hop morto.

https://www.youtube.com/watch?v=kAKxjTRV6ms

 

 MA A NOI DELL’HIP HOP COSA CI INTERESSA MI CHIEDERETE?

Perché L’hip-hop nella sua valenza comunicativa criminale non è del tutto morto, è risorto nel  Maras rap, che oggi usando le ritmiche lente ed quasi anti storiche del primo gangsta rap ci adatta sopra testi in slang spagnoli, nei quali si riportano ancora la violenza, la povertà,  le difficoltà  del vivere nel ghetto.

Dove si afferma e promulgala pericolosa (ma allettante ) idea che il “banding “ , ovvero aderire ad una banda, vuol dire non solo  avere denaro, ma anche cibo, riparo, ed un senso di appartenenza ad una comunità, unica vera protezione contro povertà, discriminazione, e attualissimo abbandono politico Trumpiano.

Ma il pericolo maggiore del Maras rap è la sua facilità della sua estensione, oltre i limiti di Compton, Watts  ( ghetti di L.A ) e degli USA, in tutte le comunità centro americane sparse per il mondo,  in cui (come nel caso di Milano)  riescono ad avere una grande presa grazie alla capacità di  narrare una vita £altra” delle strade di El Salvador, dell’Ecuador e del Guatemala.

Hip hop quindi non è morto. E ‘vivo e vegeto, fiorente in una delle comunità più emarginate e temute al mondo.

https://www.youtube.com/watch?v=KSCGaMpSDI0

 

NARCOCORRIDO / El CHAPO / NETFLIX

All’hip hop delle Maras e di tutti gli altri gruppi criminali, corre in paralleo  un altro tipo di musica più popolar folk  il “Narcocorrido”

Un genere  fatto di ballate popolari (drug ballade) legato principalmente ai cartelli di narco trafficanti messicani , i cui  testi anche qui si riferiscono a reali  eventi criminali (le famose spietate esecuzioni) con tanto di date e luoghi.

Il successo e la diffusione è notevole , come si può verificare dalle visualizzazioni del maggiore cantante del genere ElKomander,  che in questo  video hanno superato i 100 milioni  https://www.youtube.com/watch?v=N5slEVNpi2k

 

I testi sono espliciti e diretti , estrapoliamo qui un video dove l’artista celebra tutte le mafie mondiali , inneggiando le ns italiane come le più forti ( ce lo doveva dire  lui..)

https://www.youtube.com/watch?v=jgGOW6Aoks8

 

O questo in cui canta le lodi dell’evasione del EL Chapo , capo del cartello di Sinaloa

https://www.youtube.com/watch?v=RswIc0UUEis

dove vediamo che alcuni uploader al contrario usano le immagini della serie prodotta da Netflix per dare colonna visiva alla canzone di gesta di Er Kommander.

Un corto circuito al contrario dove il video diventa solo una specie di scenografia coreografata che fa da sfondo al messaggio del narco cantante.

Giusto per far capire il valore che le organizzazioni danno alla diffusione di immagini e canzoni consensuali proprio El Chapo Joaquin “El Chapo” Guzman è stato arrestao nel gennaio di quest’anno,  dicono proprio  a causa   della sua voglia di girare un film autobiografico  con cui    si preparava a raccontare la sua vita sul grande schermo e per questo ha “commesso passi falsi” che hanno permesso alle forze dell’ordine messicane di trovarlo.  Il re dei narcotrafficanti messicani capo del cartello di Sinaloa ( ben raccontato da Saviano in doppo zero)  aveva già preso contatto con attori e produttori per sbarcare “El Chapo” negli Stati Uniti dalla porta simbolica di  Hollywood con un suo racconto e non con quello prodotto da Netflix .Quindi un tentativo di ricerca di autenticità nella finzione che cortocircuita quanto scritto prima.

Qui la Colonna Sonora del film El Chapo , in esclusiva su Netflix , nuovo canale on demand da cui sono partite  series e film di  grande successo di  legati al fenomeno del narco traffico

https://www.youtube.com/watch?v=dBnzW1wGoQU

 

 

AUTENTICAMENTE MAFIOSI

La finalità di tutte queste produzioni video musicali  è risultare (ed essere) “autentici” , nel’accezione di  “autenticamente mafiose”, della mafia (gangs)  e non sulla mafia.                                                                       Questi sono repertori musicali spesso definiti  come “pericolosi” perché collegati a qualche titolo con la violenza e la criminalità organizzata.

Apologia di reato ? Istigazione a delinquere? Medium di trasmissione di culture criminali?                       Semplici prodotti di cattivo gusto? Secondo un’interpretazione piuttosto comune  queste produzioni sarebbero in grado di influenzare negativamente chi le ascolta.                                                                           In alcuni casi, servirebbero addirittura da «educazione musicale alla mafia», e sarebbero quindi da emarginare e proibire.

E come?E’ impossibile, quindi meglio imparare a conoscerle ed analizzarle.

Visto che il fenomeno tocca i 4 angoli del pianeta e milioni di video e brani musicali per non disperderci abbiamo deciso di affrontarlo  con quello che abbiamo in casa  ( che non è poco..) attraverso l’analisi e l’ascolto della  colonne sonora del docu film Robinu di Michele santoro e servizio pubblico qui rappresentato da Maddalena Oliva e Micaela Farrocco  trattante la situazione delle  baby gang o paranza dei bambini a Napoli (come dal titolo del dell’ultimo libro di Saviano di cui sembra anzi è il compendio visivo) e con esso anche la musica che lo contorna e che essa stessa (la paranza)  produce o consuma; i neomelodici e l’hip hop ( rap)

 

I NEOMELODOCI

Il  fenomeno dei “neomelodici” quel complesso e stratificato filone musicale sotterraneo che si distingue dalla canzone classica napoletana che ha generato quella che alcuni gionalisti descrivono come la  “Sindrome D’Alessio” che ha portato tanti ragazzi dei quartieri a provare di trovare con il canto una via di uscita alla povertà, cadendo nella rete della camorra, che li ha poi utilizzati per veicolare messaggi, per rendere omaggio alle donne della camorra,  per inviare  richieste di estorsioni,  inviare messaggi alla popolazione o ad altri clan, utilizzare sue canzoni per far sapere di nuove alleanze o di inizio ostilità tra clan.

https://www.youtube.com/watch?v=ag5OxmlZ88o

Qui il pezzo forse più tristemete famoso di Nello Liberti a cui seguirno indagini e denunce nell’ambito dell’inchiesta sui clan di Ercolano , in cui venne indagato per concorso in istigazione a delinquere .

Michele Santoro con Maddalena e Micaela qui presenti, hanno  ripreso e coinvolto uno di loro, il cantante Anthony, inserndo dei sui brani nel docu film ripresi proprio nei quartieri spagnoli in cui è nato (fisicamente ed artisticamente) mentre si esibisce per i ragazzi detenuti agli arresti domiciliari

 

GLI ANTAGONISTI

Una situazione a cui “idealmente” ( ma manco tanto ) si oppongono quei giovani che all’opposto fanno nella musica uno strumento di  antagonismo simbolico e di resistenza a questi sistemi criminali

Tra cui qui in sala Salvatore Bandog  Totaro , che ha deciso di allontanarsi da quel “sistema” da tutti i punti di vista, diventando un cantante hip hop si dice “impegnato “(nei modi e con il percorso che lui stesso ci descriverà dopo )

Prendendo spunto dalla prima  scena hip-hop e raggae / reggaemuffin  napoletana  nata intorno  (e all’interno) dei centri sociali con gruppi storici come 99 posse  , almamegretta , bisca e dopo tanti altri artisti napoletani come ben spiegato dal  frontman del gruppo ‘A67, Daniele Sanzone, nel libro Camorra sound

E che oggi prosegue anche con artisti come Co Sang, 80 cent ed altri come  il rapper Lucariello (qui con Ezio Bosso ) nel pezzo in cui immagina la morte di Saviano;

https://www.youtube.com/watch?v=0PeQruQy-wE

 

Dove la musica attraverso queste esperienze  è diventata ”anche” veicolo di denuncia sociale ,   con testi che trattano la marginalità, la devianza, il degrado, lo Stato padrone, ma dimenticato la camorra. Ed  a cui , come ci dirà dopo Salvatore,  anche loro come Bandog crew si sono ispirati sia musicalmente che per la composizione di  testi che fotografano la brutta situazione di Napoli  ben esplicitatata da quest strofa del brano “ Welcome in Italy “ contenuta in Robinu che dopo insieme ad altri brani canteranno qui dal vivo nella loro prima esibizione fuori Napoli

 

DICO BASTA A QUESTA CASTA

FATTA DI BOSS FATTA DI MOSTRI

CHE COMANDANO LA NOSTRA VITA

CHE CI SPREMONO FINO ALLE OSSA

FACENDOCI PAGARE L’ARIA E ANCHE LA FOSSA ..

 

 

PINO DANIELE CHE?

Ma  di questo ha parlato  in maniera più puntuale anche Alessandro Gallo che ne ha fatto la colonna sonora del suo ultimo romanzo “Tutta un’altra storia”( pezzo mitico di Pino daniele sul non abbandonare Napoli per andare in America ovvero emigrare)

Libro uscito, in gennaio 2017 per Navarra editore,  un romanzo breve per ragazzi , sull’adolescenza e la criminalità, dove ogni capitolo verrà accompagnato da una colonna sonora (testuale) di un differente cantante neomelodico.                                                                                                                                                   Dove si  racconta la storia di tre sedicenni napoletani che a ritmo di musica neomelodica e scorribande notturne si misurano di continuo con gli errori, a volte banali, di cui l’adolescenza si nutre, non digerisce e che poi vomiterà nel tempo.

https://www.youtube.com/watch?v=xWefoGYc8Mk

Perché cito e scomodo Pino daniele ? Perché lui stesso è stato vissuto per anni come un blasfemo rispetto alla classica canzone napoletana , stessa cosa che si pensa oggi dei neomelodici e che sicuramente tra 10 anni sarà dimenticata

Ma cosa rimarrà? Cosa c’è di diverso oggi in questo fenomeno rispetto alle passate intrusioni stilistiche nel cosidetto “canone” ?

 

LA MUSICA (anche ) della NDRANGHETA

Di diverso c’è che oggi  si parla esplicitamente anche in Italia di mafia, e che questo non si limita più alle session orali delle sagre di paese o negli ambiti mafiosi, ma viene diffuso world wide appunto attraverso il web, ma anche attraverso una vera e propria rete commerciale che produce e distribuisce CD.

Questo per i neomelodici ma anche per le canzoni della ndrangheta calabrese , prima distributie con cassette anonime brevi mano , poi inserite in una collana di CD “La Musica della malavita”,             i cui produttori Francesco Sbano e  Demetrio Siclari,  sono indagati per  aver fatto un irruzione intimidatoria  in un laboratorio di analisi testuale demitologizzante all’interno dal Museo della ‘ndrangheta di Reggio Calabria .

https://www.youtube.com/watch?v=Mj2_HuwbGwQ

 

 

Remix at Pompeii ; smanettoni audio & visivi di tutto il mondo unitevi e partecipate!

18 Giu

Questo che segue è il copia ed incolla di un progetto di remixing civico basato sul film musicale ” Live at Pompeii”  dei Pink Floyd, per le regia di Adrian Maben , a cura mia (OneBoris ) con la collaborazione di Lino Monaco dei  Retina.it http://www.retinait.com , con  il coinvolgimento del centro socio-culturale PompeiLab www.pompeilab.com.

1972 Pink Floyd Live at Pompeii

Premesse

In occasione del 40ennale dalla realizzazione della terza ed ultima versione del film concerto  “Live at Pompeii”(agosto 2014)  girato dal regista Adrian Maben  per il gruppo rock Pink Floyd all’interno del Sito Archeologico di Pompei (https://www.youtube.com/watch?v=4q2P1dhef8w)  si vuole lanciare un progetto di “webcrowd remix” , da parte della comunità locale ed internazionale dei musicisti elettronici, chiamati a rivedere in chiave contemporanea i brani contenuti nelle 3 versioni del film, compresi quelli aggiunti dopo in studio:

Echoes, part I/II

Careful with That Axe Eugene

A Saucerful of Secrets

One of  These Days I’m Going to Cut You into Little Pieces

Set the Controls for the Heart of the Sun

Mademoiselle Nobs (Seamus)

Us and Them

Brain Damage

 

 

Al progetto ha aderito Alex Patterson leader del gruppo The Orb http://www.theorb.com  che in luce della collaborazione con David Gilmoure nell’LP MetallicSpheres  ha dato disponibilità di inoltrare ai Pink Floyd stessi un abstract dell’iniziativa con la quale cercheremo  di ottenere una loro autorevole liberatoria e sopratutto l’accesso ai files dei brani in formato digitale multitraccia.

I brani audio potranno avere una loro declinazione video ambientata nel sito archeologico diventandone una prova testimoniale della loro bellezza, del loro attuale stato di fatto e soprattutto di recupero.

Della versione registrata in studio dei  brani presi in considerazione  si useranno i file delle varie parti dei brani che compongono il live .  Ovvero parti di ,batteria , chitarre, synth e voci ma anche le parti fondamentali del brano . I file dovrebbero essere in .wav oppure Aiff a 48khz per avere una maggiore qualità di audio tale da avere un prodotto di alto livello sonoro. I brani rivisitati si raccoglierebbero su un sito dedicato dove si darà la possibilità (dietro registrazione)  sia di scaricare che di uplodare i files

Remix & remix

La raccolta dei brani (e dei video ) avverrà su diversi livelli , quattro per l’esattezza;

1-uno internazionale; a cura di Alex Patterson(e nel caso si aprisse una collaborazione anche dei Pink Floyd o almeno del solo David Gilmoure)

  2-uno nazionale; a cura di Mauro Boris Borellae Lino Monaco

 3-uno locale (Pompei , Napoli, Campania)  a cura del centro socio-culturale PompeiLab con la consulenza di  Lino Monaco

  4- un quarto completamente  web native; per chiunque voglia usare i files che metteremo a disposizione  per remixarli ed inviare brano da loro rivisto.

 I primi 3 livelli confluiranno in una compilation /playlist  digitale, disponibile sul sito dedicato (in via di apertura) http://www.remixatpompei.net  , selezionata dai collaboratori prima elencati,  con la possibilità di poter averne anche il patrocinio da parte dei Pink Floyd stessi.

Il quarto livello sarà funzionale a creare una comunità intorno al progetto, utile a comunicare il progetto stesso e tutto il suo indotto artistico, che potrà diventare ambasciatore e promotore del progetto ma soprattutto di Pompei.

Crollo-a-Pompei

Non solo audio

 Ai brani si pensa di abbinare una interpretazione video-visiva che potrebbe prevedere in egual misura una modalità di raccolta che vada a rispettare i 4 livelli identificati per l’audio.

 In questo modo si andranno a raccogliere diverse competenze per dare un corrispettivo visivo alle tracce audio riguardante il contesto degli scavi di Pompei in cui dovrebbero essere ambientate le riprese video.

I brani audio potranno avere una loro declinazione video ambientata nel sito archeologico a cura sia di videomakers internazionali (professionisti)      che di locali,  ma anche da parte di  turisti, oggi equipaggiati con ottime telecamere HD. In modo da avere da più punti di vista e competenze una prova testimoniale dell’attuale stato di fatto e soprattutto di recupero degli scavi e (nonostante le critiche) della loro bellezza.

Perchè Remixare  Live at Pompeii?  

Perché sia il film, che i suoi autori, sono ancora nomi tutelari della musica rock sperimentale, legati in modo indissolubile al sito archeologico di Pompei , ed un rivisitazione autorizzata di remixaggio dei loro  brani  da parte di grandi e piccoli artisti elettronici  sarebbe utile ad alzare attenzione sulla  situazione in cui versa il sito archeologico.

Perché potrebbe essere anche utile a raccogliere fondi dall’eventuale vendita degli MP3 risultanti dai remix degli artisti partecipanti e magari dai biglietti venduti per assistere ad un mini festival a porte chiuse ( o anche aperte?)

Un occasione  ( se in accordo con la Sovraintendenza di Napoli e Pompei) per riportare negli scavi la musica popolare, sotto la sua ultima veste elettronica, in  una due giorni di live acts a porte  aperte , dove far esibire in un primo giorno gli artisti locali e nazionali,  mentre nel secondo dare spazio ad artisti stranieri di caratura internazionale

PompeiScaviInternoVesuvio

Video kill the archeological thief

Un evento (anche nel caso non si possa fare a porte aperte) da riprendere e mandare in streaming ( via web) , coinvolgendo l’altra community di video makers locali ed internazionali (magari ancora capitanati dal regista AdrianMaben?) per una ripresa o una regia dell’evento ancora in mezzo agli scavi.

Attraverso questo sotto-operazione di ripresa video degli scavi e messa in rete sotto formato web video-clips (via Youtube ) si potrà attuare una forma artistica di controllo e monitoraggio sullo stato di avanzamento dei lavori di recupero dell’area.

  In modo da permettere al MIBAC , alla UE ed a tutto il mondo, di seguire lo stato di avanzamento dei lavori del  Grande Progetto Pompei in una modalità innovativa, che andrà ad esaltare e valorizzare tutta l’area archeologica come fece il famoso film dei Pink Floyd 40 anni fa, ma (come vedremo) questa volta partendo dal basso, ovvero dai protagonisti che abitano, vivono e producono (cultura e informazione)  a Pompei e dintorni 365 gg all’anno. 

ARCH[é]LETTRONICA(2014/2015 ?)

La declinazione performativa di Live at Pompeii potrebbe svolgersi dentro o vicino degli scavi archeologici. riprendendo il progetto  ARCH[é]LETTRONICA, festival internazionale dedicato alla musica e alle arti pensato nel 2008,  all’interno dello spazio urbano dell’ex Depuratore comunale di Pompei  (l’attuale PompeiLAB),  che oggi, nei due giorni previsti,  potrebbe avere una sua collocazione anche all’interno o nelle vicinanza del sito archeologico

Il progetto, anche grazie ad un eventuale (ma auspicabile ) riconoscimento da parte del MIBAC, dovrà e potrà essere un volano di comunicazioneutile a coinvolgere ed attirare su Pompei altri stakeholders ed eventuali sponsor, ma anche tutte le persone che potranno dare un loro piccolo e/o grande contributo sia a livello artistico, che economico (via crowdfunding) partecipando al progetto in varie modalità e titolo

Grande Progetto Pompeii !!!

Il recente stanziamento di oltre 100 mil. di euro per il Grande progetto Pompei  http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/minisiti/GPP/index.html  sarebbe una motivazione supplementare per  attirare attenzione sull’area archeologica  per monitorare il corretto  utilizzo di questi fondi.Compito che il MIBAC ha demandato non solo alle forze di Pubblica Sicurezza ma anche attraverso un civichackinglanciato dal progetto di open data http://www.openpompei.it

Questo progetto di monitoraggio civico coinvolgerebbe  il centro socioculturale PompeiLAB www.pompeilab.com .

Struttura che dovrebbe interagire nella logica della collaborazione territoriale  andando a raccogliere in primis i lavori sia degli musicisti elettronici locali, ma anche i video makers della zona interessati a dare una declinazione visiva ai brani.

In questo modo si andrebbero a valorizzare tutta una serie di nuovi protagonisti dello sviluppo culturale e musicale e audiovisivo della zona (Pompei-Napoli) che della Regione (in questo caso Campania).

pink floyd

PompeiLab vs OpenPompei

Citando il manifesto di OpenPompei “Come dappertutto in Europa, anche nell’area che fa centro su Pompei una nuova generazione è in movimento. E percorre strade nuove, correndo anche qualche rischio; innovazione sociale, attivismo civico, hacking degli stili di vita, impresa sociale”.

 Questo progetto potrebbe essere utile a far emergere ed incontrare queste persone, mettendole  in relazione tra loro e con una scena nazionale ed internazionale, per essere riconosciute come una formidabile risorsa per il territorio a cui appartengono.

Il progetto di comunicazione video-musicale Remix at Pompeii sarebbe un ulteriore  faro composto da tante piccole lampade con cui illuminare il sito archeologico per promuovere una cultura della trasparenza attraverso l’alleanza con i cittadini e gli artisti di Pompei (e dintorni) coinvolti.

pompeilab-660x440

Open data at Pompeii

Questa operazione comincerà proprio dalle attività che lo Stato ha avviato sul territorio, e in particolare dal Grande Progetto Pompei. Aprirne i dati  darà a tutti la possibilità di conoscere, organizzarsi e partecipare.

Il percorso che potrà essere  facilitato se tra questi dati inseriremo anche i remix dei brani dei Pink Floyd  realizzati in loco e nel mondo, spettacolarizzando l’operazione che sarà diffusa via media (web e TV satellitare) e con l’ausilio dei potenti social network.

 Se poi ai brani audio gli artisti ci aggiungeranno delle immagini degli scavi il risultato avrà anche un compendio visivo utile a dare una documentazione sullo stato di fatto degli scavi stessi.

In modo da promuovere Pompei ed il suo Grande Progetto di recupero verso un target trasversale  sia in ordine di età anagrafica, che di interessi, quale è quello degli appassionati di musica rock ed elettronica (di allora e di oggi ), che oggi in Remix a Pompeii si possono ritrovare riuniti con l’ausilio di della  rete e di  nuove forme di espressione artistico video-musicali.

Open data (video) musicali ?

Remix at Pompei prevede che i files musicali  dei Pink Floyd possano essere liberamente utilizzati, riutilizzati e ridistribuiti, con la sola limitazione , della richiesta di attribuzione dell’autore originario, ivi compresi i relativi diritti di sfruttamento commerciale (a meno che non si trovi un accordo con i Pink Floyd e la loro casa discografica di riferimento per i brani elencati)

Il dato musicale (accompagnato da un compendio visivo)  potrà essere utilizzato come dato aperto  perseguendo il fine di far comprendere meglio il mondo dei beni culturali, di cui  sia la musica dei Pink Floyd che Pompei a vario titolo fanno parte, e  di creare un servizio innovativo di promozione territoriale.
Remix at Pompeii potrà quindi essere un precedente nel percorso open data applicato al settore musicale, con cui  generare nuovi rapporti professionali (ma anche sociali ) costruiti sulla collaborazione e la trasparenza, diventando un driver progettuale con cui generare innovazione reciprocamente vantaggiosa, sia per chi vi partecipa (i remixers ) che per Pompei stessa.

afrodite-luca-pignatelli-380x240

 

Pompei contemporanea?

Pompei è un luogo d’elezione per l’incontro con  l’Antico.

Il sito archeologico ha continuato a rianimarsi e rivivere, oltre che nella fantasia di viaggiatori e turisti, nelle rielaborazioni di poeti, romanzieri, scultori, pittori, musicisti, cineasti.  Il film dei Pink Floyd  rientra in questa lista di incursioni , essendo  una lunga performance sonora e visiva in cui si sono fuse un paesaggio antico con un linguaggio musicale  moderno.

La musica (allora ) d’avanguardia si articolava tramite la sequenza di immagini relative al passato.      I temi delle canzoni eseguite e le sonorità sviluppate ben si allineano, per forma e per contenuto, alle figurazioni architettoniche e pittoriche individuate dentro e fuori il sito archeologico di Pompei.

Quello che andremo a far fare si collega a questa dialettica antico / moderno,  ma ne vuole superarne la retorica attraverso lo slancio ed il balzo nella contemporaneità, sia tecnologica che artistica, attraverso l’uso del web per quanto riguarda sia la sua creazione (il remix), che per la diffusione dei risultati musicali (e visivi) resi possibili anche da essa.

Oltre le rovine cinematografiche

In questo modo il progetto  non sarà solo un rievocazione nostalgica, o la quinta versione  coverizzata delle musiche del  film, ma un tentativo  di superare definitivamente la percezione di Pompei, di Napoli (e dell’Italia stessa), come luoghi/ set scenografici passivi (vedi Grande Bellezza -Sorrentino), per promuovere il sito archeologico rivitalizzato  dal  grande humus culturale circostante .

Protagonista  del contesto  a cui appartiene e promotore esso stesso di un’operazione (internazionale) di valorizzazione territoriale.

Un precedente che potrà essere di esempio per altre iniziative similari, da realizzare in luoghi  e siti nazionali dal grande richiamo turistico – culturale

pompeiluxvide

A questo scopo potrebbe essere interessante  una joint venture con Google, che potrebbe inserire nel progetto World Wonders (http://www.google.com/culturalinstitute/project/world-wonders) i documenti audio che andremo a raccogliere nella streetview degli scavi, in modo da accompagnare i navigatori durante la visita virtuale tra i decumani e le domus romane.

E quanto costa il giochino?

Si ritiene prematuro ipotizzare un bilancio previsionale dell’iniziativa  alla quale tutti i musicisti coinvolti saranno chiamati a partecipare in maniera completamente gratuita.

Come completamente gratuito sarà  la ricerca e la supervisione degli artisti che si andranno a  coinvolgere nei vari livelli elencati

Si dovranno invece mettere a bilancio i costi di sviluppo e mantenimento tecnico sia per quanto riguarderà il sito web dedicato, che per una sua redazione, che per la messa a formato web dei contributi audio e video

Saranno anche voci di costo la produzione di un eventuale esibizione live , la sua ripresa e messa in streaming via rete.  

 Altra voce di costo saranno le spese di comunicazione che potranno essere ripartite su sponsor istituzionali o privati ed media partner in collaborazione.

E domandone finale ; chi paga?

Le entrate potranno derivare  da finanziamenti pubblici e privati quali sponsor interessati. Ma anche da iniziative di crowdfounding(raccolta in rete di donazioni ) aperte a tutti.

Non ultimi saranno, i proventi della vendita dei  files MP3 della compilation ufficiale dell’eventuale e relativo merchandising, dei diritti di sfruttamento televisivo dei biglietti per assistere al minifestival citato  sia nel sito archeologico, che via web.

Si rimanda il tutto al momento in cui il progetto avrà  un suo primo  benestare a procedere da parte di MIBAC, della Sovraintendenza  di Napoli e Pompei e non ultimo del patrocinio dei Pink Floyd, con il quale magari potremo anche pensare di camminare con le ns gambe.

Nel caso siate arrivati fino al fondo del pensierino e siete interessati a collaborare sia al Remix dei brani citati in precedenza (magari facendo dei beta mix per sentire come suonano?) che ad altro più inerente alle altri fasi del progetto you ‘ll be welcome , scrivetemi  a boris@oneboris.net  o cercatemi su Fb;  https://www.facebook.com/mauro.boris.borella .

 

 

XXLink: perchè festeggiare il ventennale del Link ?

25 Mar

 

 

LOGO_linkxxl_negativaHIGHT

 

 

Iniziare un post da una domanda  dovrebbe stimolare il lettore a proseguirne la lettura ed aiutare chi scrive a darne risposta finale, tipo quiz o esame universitario (a meno che non abbiate fato il DAMS..).

Veniamo subito al titolo ; XXLink , acronimo di Ventennale Extralarge , dove le due XX stanno anche il numero romano 20 ed anche per le due X dei due loghi (project e associated)

Venerdì 11 Aprile 2014, esattamente dopo vent’anni dall’apertura del Link ricorre il ventennale  dello storico centro culturale di Bologna. XXLink è il nome che caratterizza l’avvio di una lunga programmazione che arriva fino a dicembre e inizia con due giorni di celebrazioni.

 

xxlink ext

 

Venerdì 11 si renderà omaggio allo spazio originario (oggi demolito) con una paint action in via Fioravanti 14, dove ora sorge il parcheggio della sede del Comune di Bologna in P.zza Liber Paradisus, seguito da una tavola rotonda con amministratori, funzionari e protagonisti testimoni di quel periodo, mentre sabato 12 aprile sarà il giorno del XXLink Party presso la nuova sede di via Fantoni 21, dove si cercherà di ricreare le atmosfere musicali e visive della prima epopea del Link.

Il Link Project aprì, infatti, le sue attività lunedì 11 aprile 1994 negli ex depositi delle Farmacie Comunali di via Fioravanti 14 a Bologna con il concerto avant-rock dei The Work di Tim Hodgkinson, già membro dei seminali Henry Cow. In quella sede rimase per dieci anni, fino al maggio 2004, quando venne trasferito nell’attuale sede in via Fantoni 21, in zona Caab, in un’area che da estrema periferia si trova ora al centro di profonde trasformazioni, con il progetto F.I.C.O./Eataly World.

 

E non solo…………

XXLink sarà l’inizio di una serie di eventi, funzionali a recuperare e condividere materiali di testimonianza di quella prima esperienza “analogica” e dell’attuale “digitale”: files audio, video, foto, testi oggi quasi assenti in rete. Rendez vous multimediali con cui mostrare a generazioni attuali e future, quello che fu un tentativo di “fare cultura indipendente senza collusioni con mercato e istituzioni” (citando D.Kaspar.G.)

L’obbiettivo dell’XXLink sarà  dare una testimonianza dei momenti più significativi di quel periodo, inquadrandola in una riflessione sul rapporto che intercorre tra il Link e la città di Bologna, dal decennio dei 90, passando per i 2000,  per arrivare ad oggi,  alle attuali trasformazioni dell’environment culturale locale, analizzando le iniziative rivolte al pubblico giovanile, in relazione con gli scenari nazionali ed internazionali, per delineare possibili scenari futuri.

Negli ultimi 20 anni infatti, il Link è stato testimone e protagonista di importanti passaggi culturali della città di Bologna:

Nel 2000 per “Bologna Capitale Europea della Cultura” era in prima linea nel dibattito sul distretto delle produzioni immateriali e produttore di festival come Distorsonie e Netmage.

Nel 2006 porta il contributo come prima associazione al conseguimento del prestigioso riconoscimento UNESCO “Bologna Città Creativa della Musica”. Il titolo che nel 2010, fu motivo determinante nella selezione per la partecipazione di Bologna all’EXPO internazionale di Shangai.

Nell’ultimo decennio rivolto in particolare a indagare le più svariate declinazioni delle culture dance elettroniche, divenute aspetto caratterizzante del paesaggio notturno metropolitano.

Dal 2013 il Link utilizza il brand  Metro-Link per marcare gli eventi di propria produzione  con cui promuove artisti e realtà locali ( appunto Metropolitani ),  a testimoniare la propria continua evoluzione come avamposto di sperimentazioni culturali,  luogo e laboratorio di aggregazione giovanile e di cultural makers. 

A partire dall’immediato futuro, prendendo spunto dalle trasformazioni previste per l’area in cui si situa il locale, con il citato progetto F.I.C.O./Eataly World, il Link intende mettere a disposizione la propria esperienza culturale, sociale e produttiva anche riguardo alle questioni aperte dai nuovi progetti del Piano Strategico Metropolitano e di Bologna Smart City.

Mobilità, energia, rifiuti, sicurezza, servizi e soprattutto open data, sono i temi caldi sui quali tutti siamo chiamati a riflettere. Appartenendo al quotidiano processo creativo dell’associazione, questi flussi possono essere integrati e tradotti in istanze Smart al servizio della collettività.

In modo particolare, adottando le necessarie tecnologie il Link può essere in grado di produrre un enorme quantità di dati tale da agevolare gli accessi, gli spostamenti, i consumi ma anche l’intreccio delle relazioni, lo scambio dei saperi e del fare, la condivisione degli archivi delle produzioni.

Dopo anni di sperimentazione in campo musicale si è affermato il ruolo di primo piano nello scenario internazionale delle produzioni musicali, per il Link ed è motivo di promozione territoriale d’importanza primaria (vedi voci del Piano Strategico Metropolitano dedicate allo sviluppo e l’incentivazione del turismo giovanile ).

Per questo riteniamo necessario integrare il Link nelle dinamiche già in essere della Smart City, tenendo conto del suo ruolo sia urbano – culturale sia storico – sociale. Un Link  già protagonista dei social network che integrati alla Smart City consentono di ottimizzare e facilitare l’esperienza e la fruizione della città, sviluppando il turismo giovanile e il turismo dei professional in collaborazione con i grandi enti della città.

Tutto questo il Link non lo vorrà portare aventi da solo, ma con le altre strutture con stessa sensibilità ed attenzione ai temi riportati sopra, che aderiranno ad una call for project per un nuovo  “open network”   di operatori e centri di produzione  culturare indipendente,  da presentare  tra  il 24 ed il 27 ottobre , in corrispondenza della manifestazione Smart City Exibithion di Bologna, in un luogo e con una lista di realtà aderenti, di relatori ed esperti locali e nazionali, ancora  in via di definizione

Bastano come motivazioni per festeggiare un ventennale senza cadere nella nostalgia canaglia, ma guardando al futuro ed ad un prossimo XXXLink nel 2024 …!!?

 

Link Project

 

Fuori le date ed i luoghi delle celebri-azioni e degli immancabili festeggiamenti allora !

Programma XXLink

Venerdì 11 Aprile

Alle h.11.00 nei pressi della sede storica di via Fioravanti 14 si terrà la presentazione del logo di Alberto Agosta , grafico e writer vincitore del bando di concorso di idee “XXLogo”, per la realizzazione del logo del ventennale del Link (qui in head pagina )  di cui è prevista l’esecuzione nel punto in cui si trovava l’entrata principale del centro con tecnica stencil e vernice spray lavabile.

A seguire, h.11.30, presso la sede del Comune di Bologna in via Liber Paradisus (Torre A – Piano 04 – Stanza 19) presentazione a media e città del progetto XXLink con il calendario delle prossime iniziative,  ed incontro interlocutorio con amministratori, funzionari e osservatori esterni che hanno seguito e supportato il Link nel ventennio, per un confronto sulle passate e sulle future politiche culturali di Bologna, città Metropolitana oggi, Smart City domani.

Sabato 12 Aprile

A partire dalle h.19.30 XXLink Dinner c/o personal foodonsale, evento gastronomico tra arte, cibo e musica negli spazi dei Laboratori Dams (Piazzetta Pasolini, 5/b – Cortile Cineteca), dove si potranno degustare i piatti d’artista tratti dal libro personal foodonsale (Fortino Editions, 2014) ascoltando il dj set di Dj Balli, attivista sonoro della label DDR del primo Link.

Dalle h.22.30 “XXLink Party” nell’attuale sede del Link Associated in via Fantoni 21, Bologna.
Esibizione in live act, concerti e djset di artisti appartenuti ed ancora attivi nelle storiche crews e labels musicali del Link Project, accompagnati da alcuni supporter esterni, per una miscelanea di persone, artisti e sonorità tra l’old school e l’hyper-moderno.

Il programma dettagliato dell’XXLink Party lo troverete qui;

http://www.link.bo.it/xxlink-party-players/

Mentre per visionare materiali del Link di Via Fioravanti (e magari aggiungercene) andate al gruppo FB ;

https://www.facebook.com/groups/linkproject/

Canale youtube  ;   https://www.youtube.com/user/XXLink2014 

 

Un saluto e Buon XXLink a tutti

MBB

 

 

 

 

 

 

 

 

Link cs Cocoricò ?

26 Ago

link cs coco

Mi prendo qualche riga in più nel mio blogghetto per riflettere sull’oggetto del post e rispondere in un colpo solo a tutti i coinvolti .Non era mia intenzione riandare di overdose di nostalgia ma visti i recenti articoli sul Morphine/Cocoricò ed i vari post su Richie Hatwin con annessa subriflessione e ottimi articoli (vedi Damir Ivic) sul come è cambiato il ruolo del dj e delle varie musiche elettroniche da ballo (e sballo why not?) i post deliranti di un certo Matteo DeVita e viste sopratutto  le ( forse in arrivo ) celebrazioni del XXnnale del LINK nel prossimo Aprile 2014, dopo qualche gg mi sono sentito “in dovere” di lanciare qualche provos e contrastare un pochino la retorica fuorviante sul ruolo del Morphine (sia chiaro non dei suoi protagonisti)  e del Cocoricò in ordine di “tempio della sperimentazione”, in un paio di post che hanno dato vita alle polemiche che tutti leggiamo.

Non era mia intenzione fare nessuna gara su chi è stato più sperimentale dell’altro (mica siamo al CNR) mettere medaglie o elargire cucchiai di legno a nessuno, ma solo condividere il mio punto di vista da ex-ex-ex delle due strutture in cui ho avuto la fortuna di lavorare. Uso questo termine “lavoro” perchè forse è la chiave con cui disambiguare e fare chiarezza sulle differenze, al Cocoricò si lavorava per dei proprietari che miravano ad un unica cosa ; il profitto.Noi (tutti) gli vendevamo le ns conoscenze ed abilità , loro le mettevano ad (alto) profitto. Un rapporto chiaro di dare ed avere e la cosa finiva li, la domenica mattina tutti a casa e/o ufficio proprio e ci si rivedeva al momento in cui ” loro ci richiamavano se interessati al ns prodotto solo nel caso questo gli avesse supportati nel compito commerciale ad esso intrinseco.Claro not?

In ordine di questo contratto era ed è una frame controllato dalle leggi dell’imprenditoria notturna, dove un ottimo filtro creativo e di outpout di comunicazione dava l’illusione di poter sperimentare (in pochi metri quadrati in cui entravano solo amici di amici).Ma non era così. Le altre sale , quelle che riempivano il club  erano rigidamente controllate dai dj residenti e dei super PR baroni del luogo.A me scagliarono (forse giustamente?) giù dalla console artisti in ordine di fama come ; Grant Wilson Claridge+Rchard D.James, Liza E Liaz, Dj Pure, Rob Gee, Dj Kalapodis e non mancarono di rompere la palle a tutti quelli che si discostavano dall’hardtrance che andava di voga allora (vedi Daftpunk, Alex Patterson-Orb, Rey Kath etc etc ) –

Al LINK gli stessi artisti gli facevamo “risalire” in console (ed in buona compagnia) , si può dire che si lavorava per noi stessi , per una causa comune “ascoltare e proporre musica nuova” con tutti gli annessi e connessi grafica, letteratura, performances,arti digitali e altro collegato. Alla necessità di fare profitto (personale/o di team) preferivamo soddisfare il ns (e non solo ) bisogno di nuovo /Innovativo , cercando di diffonderlo per più gente possibile senza relegarlo a nessuna elitè o saletta de luxe.Insomma non vendevamo a nessuno il ns operato (lavoro?) e nessuno poteva imporci questo o quell’altro artista o genere in ordine del risultato economico ad esso collegato.                                                                                                              Una modalità sganciata dal profitto ma sopratutto permeata da una visione nettamente contrapposta del come sperimentare e proporre nuove sonorità elettroniche, che non serviva a secondi fini d’immagine connotatitivi (di costume ndr) , quello che programmavamo  era la sostanza, il  succo , il contenuto allo stato puro.; il Link era principalemnte (nonostante la location evocativa) la musica che ci proponevamo dentro  stop it.                                                                                         Alla necessità di fare profitto diventando accondiscendenti verso i gusti del pubblico (quindi per banalizzare immagine+costume) ci siamo (quasi) arrivati dopo una decina di anni  ed è stato l’inizio della non fine (essendo ancora il LINK vivo e vegeto)  http://www.link.bo.it/

In questo percorso abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare nelle sale grandi tutta una serie di sonorità al buio fiduciosi che il pubblico ci avrebbe seguito , e così per ns fortuna è stato.Questo fino a quando non abbiamo ecceduto in quella che Fabrizio Usberti (SINAPSI) chiamava “ricerca del consenso” (vedi capatina annuale di Jeff Mills) diradando le proposte di rotture -appunto sperimentali o relegandole a giornate infrasettimaneli (vedi Notte Vidal ) o inserendole nelle sale più piccole della allora multi location di via Fioravanti (vedi Cafè des Ignorantes+ Infoshop) dove hanno resistito fino alla fine della prima esperienza (2004) proseguendo poi dopo al di fuori in altri clubs cittadini (as Locomotive )

Questa breve analisi si riferisce agli anni 90 senza entrare  in merito a LINK e Cocoricò odierni.

Proprio sugli anni 90 a Bologna sarà incentrato il XX Linkennale  del prossimo aprile 2014, sul ruolo  avuto in quegli anni insieme ad altre realtà nel marketing culturale della città, allora meta nei lunghi week end da parte di decine di migliaia di clubbers (e non solo) provenienti da un’area di 2-300 km (mas o meno).

Chiudo rilanciando l’ evento sopracitato  https://www.facebook.com/events/312682458829260/  appellandomi a chiunque fosse interessato a parteciparvi attivamente nel tenere d’occhio gli appuntamenti pre-organizzativi ed a parteciparvi.

MBB

Green Clubbing in Italy !

13 Feb

La notte diventa sostenibile (anche nei locali italiani…)

logo green night

Ha compiuto un anno il progetto Green Night  che porta in Italia la realtà del Green Clubbing: locali notturni “green”, sostenibili ad impatto ridotto sull’ambiente, sulle persone che li frequentano, sulle urbanità o ruralità che li ospitano.

45 mila tonnellate di anidride carbonica: sono le emissioni di concerti, festival, dj performance che vengono organizzati in un anno in Italia, che sono pari al consumo medio annuo di 6 mila famiglie di tre persone, o di 22 mila auto che percorrono ciascuna 10 mila chilometri.

A questa cifra vanno ad aggiungersi il consumo di risorse naturali, di materie prime e la produzione, spesso massiccia, di rifiuti. Si capisce allora come sia importante lavorare per diminuire l’impatto ecologico dell’industria del divertimento, a cominciare dai locali notturni che ne sono una componente essenziale.

Da queste considerazioni è nato il progetto Green Night, ideato dal Centro Antartide di Bologna, da 20 anni attivo sui temi della comunicazione ambientale, con un primo sostegno in fase di Start Up della Regione Emilia-Romagna. Al progetto collaborano a vario titolo l’Associazione Culturale Dualica, Legambiente Reggio Emilia, WWF Rimini, coop Il Millepiedi, il portale Splitgigs.com, l’istituto di certificazione Certiquality.it e la OneBoris.net

Dopo una fase di sperimentazione che durante lo scorso anno ha coinvolto tre locali poliedrici dell’Emilia Romagna, il Fuori Orario di Reggio Emilia, il Locomotiv di Bologna e i Velvet di Rimini, il progetto “Green Night” si muove ora verso la creazione di una rete nazionale di club interessati a ridurre la loro impronta ecologica e di imprese che forniscono servizi e prodotti green.

I locali vengono invitati ad entrare nel circuito attraverso la sottoscrizione di un primo form che si trova sul sito del progett. Successivamente (solo su loro richiesta) dopo una prima verifica sul posto gli verranno proposti interventi tecnici e logistici, riassunti nel protocollo, al quale potranno aderire con vari livelli di impegno e di migliorie.

Il punto di partenza sono sicuramente gli interventi che permettono di ridurre i consumi di acqua ed energia prodotta da combustibili fossili, per passare all’utilizzo di energia certificata verde  proveniente da fonti rinnovabili. Ma anche il menù e la somministrazione di bevande sarà una variabile importante per contenere l’impatto ecologico del locale, con soluzioni a chilometro zero e di stagione, acqua del rubinetto, ed anche piatti, bicchieri, posate e cannucce in materiale biodegradabile.

Comunicazione (6) [800x600]


Ulteriori interventi potranno prevedere il miglioramento della raccolta differenziata dei rifiuti  con isole verdi posizionate all’interno del locale, dotate di multi-contenitori design.                                                                                                   Si potrà favorire le bevande alla spina per ridurre il numero dei vuoti a non rendere. Parlando di consumi energetici, infine, non si possono trascurare quelli associati alla mobilità ed al trasporto, con la proposta di incentivi sul biglietto d’ingresso e sulle consumazioni per chi si reca al locale con mezzi pubblici,in bici o con il taxi collettivo o il car-pooling privato.

Il margine d’azione è ampio, fino ad arrivare all’installazione di pannelli fotovoltaici,sonde geotermiche ed altre soluzioni simili per la riduzone dei consumi e delle emissioni di CO2.                                                                                                           Un processo  graduale, a cui ogni locale potrà aderirvi gradatamente ed a seconda delle sue caratteristiche e della sua disponibilità.

Comunicazione (5) [800x600]

In questo percorso il pubblico del locale riveste una parte fondamentale nel progetto: oltre agli interventi tecnici infatti Green Night prevede interventi di sensibilizzazione e comunicazione che da un lato valorizzano l’impegno del locale e dall’altro sono l’occasione per parlare di sostenibilità al proprio pubblico, rendendolo parte attiva di ogni innovazione ecosostenibile adottata, di cui sono i primi e principali fruitori durante le serate e gli eventi a cui loro stessi partecipano.

Sul sito del progetto la sezione news-notizie raccoglie il racconto di esperienze di green clubbing world wide;  dal famoso WATT Club di Rotterdam sequel del concittadino Off Corso, all’iniziativa inglese  Club 4 climate ed il Surya di Londra,  la tedesca Green music iniziative con il relativo Green Club Index  dei locali ; KOI, Das Zimmer , Rude 7  tutti e tre di  Mannheim, il  Bahnhof Langendreer a Bochum, il Club Bahnhof Ehrenfeld di Köln,  Club Butan di Wuppertal, lo Stereo a Bielefeld , il Gloria in Köln, fino al Travolta a Frankfurt e l’Ufer 8 in  Düsseldorf.

Non tralasciando  esperienze  in territori extra europei quali gli USA con le GreenHouse  di Ny e Fort Lauderdale in Florida, il Temple a San Francisco e il Butterfly Social Club a Chicago.

Nel sito trovano spazio segnalazioni e recensioni di nuovi prodotti, servizi e tecnologie disponibili per locali e club sul versante green utili per adottare soluzioni di sostenibilità prima descritti.

Nell’attesa che la rete di locali e di aziende fornitrici si espanda, Green Night diventa così anche in Italia un marchio che accerta la sostenibilità del locale notturno in tutti i suoi aspetti ,un elemento utile per la promozione dell’immagine del locale, un nuovo sistema di fidelizzazione del pubblico attraverso il rispetto dell’ambiente.

Ma anche un sistema aperto a chiunque tra gestori, organizzatori e PR voglia collaborarvi per  farsi promotore del progetto e diventare dispensatore di buone pratiche di Green clubbing  eco sostenibile.           

Informazioni e contatti

Centro Antartide

tel. 051 260921

info@greennight.it

www.greennight.it

www.centroantartide.it

www.facebook.com/grennnight

MINUS HABENS eXperYenZ @ BOLOGNA

29 Gen

Venerdì 1 Febbraio 2013 MINUS HABENS eXperYenZ come to Bologna , l’occasione è l’uscita del libro omonimo a cura di Alessandro Ludovico, edizioni Pool. Uno strumento utile per chi comincia ora le sue avventure artistiche nella cultura digitale, il cui sottotitolo è la sintesi del programma della manifestazione ovvero ; Dalla musica elettronica al cinema attraverso un percorso inconsueto” ,

Si inizia con la presentazione multimediale alle ore 18 presso la libreria Modo InfoShop in via Mascarella 247B, Bologna ( http://www.modoinfoshop.com/)  dove si ripercorreranno i primi 25 anni di attività della Minus Habens (http://www.minushabens.com )  da chi (come raccontato nel libro) via ha collaborato a vario titolo. Interverranno qui: io, Michele Casella, Alessandro Ludovico, Ivan Iusco, Diego Loporcaro, Georgio Vocoder, Alessandro Bocci , Noorgio-Decadence

copertina_XYZ

Alle ore 20.30 ci si sposta al QuBò, ospiti della one night  DECADENCE  (www.decadence.cc) giunta proprio in questa data all’ottavo anno di attività. Negli spazi suggestivi delle ex Carceri di Palazzo Pepoli, ai piedi delle Due Torri (Vicolo Sampieri, 3 – Bologna) pregusteremo una cena fetish-goth per passare alle danze (e non solo ) quando alle ore 22.30 si esibirà Dirk Ivens aka DIVE performer e produttore discografico belga , a rappresentare la Minus Habens , accompagnato dal dj-set di D.LOOP (ex-Kebabträume e Limbo) e dal Videowall a cura di ARCHIVIO MH.

Dive+ivens

Dirk Ivens è attivo dal lontano 1980 , quando con Eric Van Wonterghem milita nel duo Absolute Body Control .In seguito nel 1985 con Marc Verhaeghen fonda la storica band The Klinik, Ma è nel nel 1991 che Dirk Ivens crea Dive, progetto con cui realizza sette album di successo licenziati in numerosi paesi, tre dei quali pubblicati dalla Minus Habens Records del compositore italiano e label manager Ivan Iusco con cui ha collaborato per la realizzazione degli album “Concrete Jungle” e “Snakedressed”. Nel 1996, fonda il progetto Sonar con Patrick Stevens che dopo due anni lascia il posto a Eric Van Wonterghem. Fondatore e titolare dell’etichetta Daft Records dal 1991.I numerosi progetti e l’impressionante discografia fanno di Dirk Ivens uno degli esponenti della scena elettronica contemporanea belga ed internazionale.

Questo che segue invece è il mio contributo che troverete all’interno di XYZ  in bella copia (senza orrori ortografici ed inesattezze qui intonse)

MInus Habens ? A chi?

Anche se non ho mai studiato latino nel lontano 1993 rimanevo stupito nel leggere il nome di questa etichetta discografica (trad.scarsamente dotata di intelligenza) sui grandi vinili, di quella che poi avrei invece avrei imparato a definire nei vari generi e sottogeneri come musica electro, tecno o dance elettronica intelligente (IDM).

Musica prodotta in Italia e precisamente a Bari per un pubblico di persone tutt’altro poco dotate di materia grigia. I dischi li trovavo accatastati in via Scalinata della cittadella a Genova, nell’ufficio di Fabrizio Usberti aka Dj Kalapodis (RIP) , dove aveva base l’headquarter della sua mitica e mistica distribuzione Sinapsi. Il più delle volte erano insieme a quelli di una altra label DISTURBANCE , tra cui mi fulminò la compilation “Outer Space Communications V. 1.01”, dei vari Lagoswki , Dive, X4U, 303 Nation , un pezzo di Fabrizio “Genova bang bang” e soprattutto Supremacy II di Polygon Window, progetto che solo dopo alcuni anni ricollegai a Richard D. James .

Facevano parte della contropartita di produzioni italiane, insieme alle labels romane, distribuite dalla prequel Remix poi Final Frontier di Roma (su cui tornerò dopo ) che Fabrizio scambiava con la Planet Core Production di Francoforte, i quali rilasciavano indietro in puro scambio alla pari missili di hard e trance core a nome di PCP , The Mover e altre progetti di industrial core mai risentiti ,che poi scoprì essere suonati da djs (per noi commerciali) come Cirillo, Moka e Dj Ricci (RIP) con cui poco dopo finimmo per collaborare al booking di djs stranieri. Il tutto avveniva tra Genova e Francoforte in una forma di baratto dove non c’era nessuna circolazione di denaro, basata su una sintonia ed un rispetto reciproco, ad oggi ancora insuperato da qualsiasi altra collaborazione italo-straniera nel genere.

Anche per questa pratica commerciale mi sembrava di aver a che fare con una setta segreta, nella quale quel tipo di musica (a me allora quasi del tutto sconosciuta) era un enigma criptato, i vinili, qualche timido CD , le riviste ed i flyers dei megaraduni dance tedeschi ed olandesi, erano delle Stele di Rosetta o dei codici Enigma da decifrare con una macchina elettro-meccanica .

Allora io muovevo i primi passi nell’organizzazione di eventi musicali notturni nella città in cui vivevo e vivo tutt’oggi Bologna.Dalle serate al Depot di via del Pratello a nome B-ESP a cura del trittico Enzo Casucci (al sax) Angelo Sindaco (ai piatti) e Bartolomeo Sailer (electronics) ero passato a dei proto mini-rave, dove la libertà della pratica stava nella proposta musicale più che nei luoghi dove avveniva, centri sociali in cui i quadri politici erano (e sono ) ignavi di quello che realmente si faceva quali Pellerossa e soprattutto Livello 57 (quando era nell’ex Bestial Market).Dove grazie ad alcuni illuminati compagni di Radio K, ero riuscito ad organizzare una serie di concerti EBM tra cui il live di X4U ed IT, data passata via Sinapsi , in cui ebbi l’occasione di conoscere Ivan Iusco nella duplice veste di artista( IT) e label manager delle etichette Minus Habens e Disturbance , dando inizio ad una lunga collaborazione a distanza nello spazio e nel tempo.

L’entrata nel gota degli organizzatori mi permise di passare dall’L57 , al Covo (grazie ai mitici Dedu e Steve) e poi al LINK ,centro media culturale nato nei meandri del mio corso di laurea DAMS tra i capoccioni del collettivo omonimo DAMSTERDAMNED, a cui evidentemente allora facevo simpatia e pensavano di poter sfruttare la mia ansia di far divertir e e ballare in maniera intelligente come fu per circa 10 anni dal 1994 al 2005, anno del mio suicidio ed espulsione dal Link Associated (ma questa è un’altra “brutta” storia)

Stranamente l’azione organizzativa (per un breve periodo ) passò nei principali techno club italiani quali Coccoricò, Matis, Asylum e Teatriz e altri minori.Il percorso fu facilitato sia a casuali incontri con personaggi come Loris Riccardi e Renzo Palmieri (art director e direttori del primo storico Cocco) ed anche dall’amico nemico di sempre Andrea Carnoli (introdottomi all’epoca dall’art director ed artista Gianluca Bernardini grande supporter visivo già dagli albori) , ma soprattutto dall’entrata in scena con due inaspettati grossi colpi di teatro, baciati dalla così definita fortuna dei giovani principianti;“The rage of gyspy rave” il primo vero illegal rave della regione ed il concerto (gratuito ) dei Test Department. Il rave “La furia della festa gitana” l’avevo organizzato nell’estate del 1992 sotto il Ponte lungo della via Emilia sul fiume Reno, insieme all’opera nomadi ( Caritas ) per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle precarie condizioni delle comunità ROM profughe dalla ex Jugoslavia in fiamme che abitavano in riva al fiume a rischio alluvioni. Grazie ad Alessandro Bocci (qui come Dj M16 ) avevo re-incontrato Fabrizio Usberti , da cui Sandro acquistava dischi e CD per il suo negozio Blue Cover Carrara. Fabrizio lo avevo già conosciuto anni prima nel decadente quartiere periferico di Genova Pegli , dove si abitava entrambi , ma senza frequentarsi.

La sua fama avrebbe poi confermato negli anni a seguire le sue capacità di innovazione stilistica sia nel campo delle musiche elettroniche, che in quello successivo dell’abbigliamento , dove con la sua linea realizzata con la compagna Paola vestirono alcuni dei principali artisti della scena elettronica italiana e quasi tutta la Rephlex record , come testimonia una fotografia in doppia pagina della crew ritratta in un articolo omonimo su uno storico numero di NME (oggi introvabile) .

Il secondo evento propulsivo furono i Test Department live, al centro sportivo Barca, con in apertura la performance delle Zazzemite, il progetto live M16, di Alessandro Bocci,Manuel Giannini e Roberto Bertacchini, degli allora Starfuckers poi Sinistri. Per complicarmi la vita e dare un senso all’iniziativa avevamo chiamato la serata “Rumori di guerra per suoni di pace” contro intervento USA in Somalia, la Restore Hope mediatica di Bill Buffalo Clinton. Risultato un plotone di celerini a ns disposizione a bloccare le entrate del centro, permettendoci di chiedere ben 5.000 lire all’ingresso di quella che poi sarà tristemente conosciuta come “entrata a sottoscrizione obbligatoria” .

La produzione tecnica di entrambe le serate fu supportata da un altro personaggio basilare in questa mia pre tecno storia; Martin Patterson, fratello di Alex Patterson – THE ORB e membro del collettivo artistico Mutoid Waste Company. Senza di lui e degli altri “Mad UK Max” non sarei mai riuscito ad organizzare queste due iniziative e tante altre negli anni a seguire .

Martin ed i Mutoid con la mediazione logistica di Sergio “Omnidrive “Scanu ci invitarono così a collaborare alla festa annuale che si teneva al loro campo in Santarcangelo di Romagna, durante l’omonimo festival teatrale. Dopo la caotica esibizione di Fatur che compromise quella dei Massimo Volume (al pelo) ed annullo quella degli Starfuckers,  fu la volta di Sick hardcore e Dj Kalapodis (Fabrizio Usberti) con a sorpresa il supporto di Andrea Benedetti (Dj Sprawl) , della prima citata Final Frontier , con cui distribuiva insieme all’(allora )“allievo jedi” Marco Passarani produzioni delle proprie labels Plasmek ,Nature e di altri validi progetti di producers made in Rome quali Marco Micheli , Gabriele Rizzo ed in parte dei più affermati Lory D e Leo Annibaldi.

Con gli amici romani fu un colpo di rullante di 909! Un pattern con cui si diede il via ad una relazione professionale ed umana oggi ancora viva e vegeta, durante la quale mi supportarono in tutte le mie scelte ed operazioni . La più significativa fu la creazione comune di Distorsonie, il primo festival dedicato alle etichette di musica elettronica italiane. In seguito DF, un happening di musiche elettroniche da ballo, nazionali nelle prime due edizioni, internazionali nelle successive sette..

Un appuntamento annuale (ritornando all’incipit) dove dalla prima edizione invitai anche l’altro (ancora oggi) collaboratore ed amico Ivan Iusco a partecipare in forze con le sue etichette e la rivista Neural di Alessandro Ludovico. La collaborazione si ripetè ad ogni edizione e per tutta la durata del festival , passando dall’industrial Kebatraume, al caustico progetto Monomorph dei fratelli D’Arcangelo ,il drum bass patinato degli Edmondo, il genio di Dati, i sofisticati Pilot Jazou, fino agli allora solo elettronici Vegetable G. In tutto 9 edizioni, dal 1995 al 2004, tutte tenutesi nel centro media culturale LINK, prima Project , poi Associated. Dove militai a vario titolo, organizzando decine e decine di eventi , fino all’anno in cui chiuse la sua prima sede (dietro la stazione dei treni) per proseguire oltre la tangenziale , nella suburbia cittadina, dove è tutt’ora aperto ed attivo.

E qui il cerchio (ed il pezzo ) si chiude con circolartità kubrickiana a me tanto cara, lasciando aperto il “to be continued” ad approfondimenti multimediali via motori di ricerca web (per quanto dell’epoca pre internet qui citata si può oggi trovare). Mentre per correzioni e giunture narrative chiedo a quanti ho citato e quanti invece ho dimenticato (scusandomi con loro ) di farlo di proprio pugno e mouse qui di seguito o nei social network collegati.

Questo breve promemoria è dedicato a tre amici scesi per sempre dalla console della vita (RIP) ;

Fabrizio Usberti aka Sinapsi / Dj Kalapodis

Martin Patterson aka Little Fluffy Luke

Riccardo Testoni aka Dj Ricci

Rock 1.0 !!!

25 Set

Bello  l’evento “Italia Loves Emilia”  di sabato 22 settembre al campo Volo  di Reggio Emilia , anzi direi eccezionale, 150.000 mila persone in un colpo solo per oltre 3 milioni di euro raccolti per i terremotati emiliani.

Nonostante il risultato lo posso definire un evento ed un modo di raccogliere fondi “Rock 1.0”,  non dissimile da Live AID ed altri momenti concentrati in uno (o due luoghi ) in una ( o due giornate) , con tutte le problematiche logistico-ambientali, che qui tralascio per non risultare troppo “un opinionista a km zero”di cui son pieni media e web.

Ritorno invece sulla mia proposta autogenerativa di mesi fa ;

Emilia Romagna (Good) Vibes  ( https ://www.facebook.com/EmiliaRomagnaVibes )

Era indirizzata ad operatori artisti  e fruitori della scena club e disco emiliano–romagnola e nazionale tutta.

Ma da questi quasi completamente ignorata ( esclusi DJ Cirillo, Ricky montanari e Athletic Duo, unici ad aver donato con  parte del loro fee della Molo Street Parade  )

Forse perchè poco chiara, o forse perchè come tanti mi dicevano quello è un ambiente cinico di persone a cui “non gliene fotte nulla” di fare della beneficenza etc etc insomma le solite disco e discotecari.

O forse perché per gli eventi di beneficenza ci vuole il clamore mediatico canonico (radio-TV) vedi Teletohon ed altri simili, mentre nel web funziona la raccolta fondi tramite la lenta  colletta del crowdsourcing su progetti più produttivi tipo start up o produzioni audiovisive e altro di tangibile?

Oppure perchè nonostante la presenza dei conti correnti della Regione ER, partnership con Zero Edizioni, Youmpa , il SILB etc etc  io (promotore dell’iniziativa) nella scena club culture non sono più una voce attendibile/credibile?

Magari qualcuno dei miei ex colleghi organizers e  amici djs contattati ed interpellati inutilmente sul progetto  mi risponderà?

Ma non mi interessa avere dei riconoscimenti personali , quelli li ho sempre lasciati ad altri fenomeni  in fronline, a me sarebbe stato sufficiente raccogliere qualche migliaia di euro facendo circolare un immagine positiva della Regione per evitare cancellazione prenotazioni vacanza estive in ER tenere alta la visibilità sulla tragedia anche nei target giovanile (clubbers) etc etc.

Ma non ci sono riuscito perché ci ho lavorato troppo poco, affidandomi ingenuamente alla capacità virale della rete e dei social media

Sbagliato ! Quelli sono mezzi che vanno imboccati day by day come dei poppanti.

Eppure i numeri c’erano e ci sono per superare Campo Volo sia dal punt di vista economico che della visibilità e soprattutto della continuità post–emergenziale, dando una continuità spazio temporale che andrebbe ben oltre l’effetto bomba dell’eventone by Ligabue & co.

Eccoveli ;

2500 – 3500 le discoteche in Italia

Emilia Romagna 11,5% (300 circa)

180 megadiscoteche con piu’ di 1500 posti (il 50% capienza inferiore ai 400)

30mila gli addetti occupati nel settore ed altrettanti nell’indotto

15 milioni gli italiani che nel 2011 sono andati almeno una volta in disco (26% dei residenti)

100 milioni le presenze annuali

30 milioni gli stranieri

Un miliardo e 400 milioni di euro e’ l’introito delle discoteche italiane

600 milioni gli euro spesi

DJ: 10.000

Persone impiegate: 200.000

Presenze ogni anno: 200 milioni

Frequentatori abituali: 5 milioni

Ora forti di questi dati si riprende in mano il progetto di creare (ed usare ) un cartello dedicato alla promozione e valorizzazione del territorio musicale regionale legato all’area club-culture  già accennato nel 2004  durante un incontro tenutosi nell’ultima edizione del Distorsonie Festival,  in collaborazione con il London Liquidworks di Liam J.Nabb e Lousie Oldfield, dove veniva ribadita la  specificità musical–territoriale  di tutta la  Regione ER.

Da questa verifica si rilancerà  il progetto con il nome di “Vibers” (sotto titolo e sito a capo di Emilia Romagna Vibes)        con un agenda di sviluppo sia online, che offline, a cui spero questa volta aderiscano i beneficiari (operatori settore e istituzioni territoriali) entrambi nei precedenti tentativi un po distratti…

Ma si sa i discotecari sono un po dei rimasti…..

Al prossimo post per maggiori dettagli ed informazioni !

Stay Vibers !

Emilia Romagna (Good) Vibes > Web start > 21 Giugno

12 Giu

Per non sovrapporsi ad altre iniziative, visti i feedback quasi inesistenti delle istituzioni ed il Sonar alle porte si è presa questa decisione;

La serata di lancio di Emilia Romagna (Good) Vibes prevista il 24/6 è annullata. L’iniziativa avrà uno web-start il 21/6 .
Da quella data in avanti chi vorrà aderirvi e proporre un suo evento (sia come artista che come organizzatore) lo potrà fare via web, utilizzando, il sito www.vibers.it (in costruzione) ,  la pagina Facebook  https://www.facebook.com/EmiliaRomagnaVibes/  (già funzionante),il nuovo marchietto (in via di creazione a cura di Monica Cuoghi / Pea Brain) ,  ma soprattutto i conti correnti della Regione Emilia Romagna che seguono, dove si potranno per versare i fondi raccolti utili (come da ns suggerimento ) a recuperare spazi di aggregazione giovanili dediti ad attività didattico-culturali danneggiati dai terremoti;
c/c postale n. 367409 intestato a: Regione Emilia-Romagna – Presidente della Giunta Regionale – Viale Aldo Moro, 52 – 40127 Bologna;
– bonifico bancario alla Unicredit Banca Spa Agenzia Bologna Indipendenza – Bologna, intestato a Regione Emilia-Romagna, IBAN coordinate bancarie internazionali: IT – 42 – I – 02008 – 02450 – 000003010203;
– versamento diretto presso tutte le Agenzie Unicredit Banca Spa sul conto di Tesoreria 1 abbinato al codice filiale 3182.

NB; Tutti i versamenti dovranno avere come mittente il proprio nome o orgnizzaiozne accompagnato da “EmiliaRomagna Good Vibes” e dovranno essere comunicati sugli spazi web sopracitati.

Rimane fissata la data di sabato 8 Settembre 2012, (data simbolo dei resistenti) nella quale gli aderenti all’iniziativa si ritroveranno tutti insieme proprio nelle zone colpite per organizzare una giornata d’incontro con le persone ed i referenti del luogo, con cui decidere su quali strutture indirizzare la Regione ad utilizzare i fondi raccolti.

Chiuderà la giornata un festa serale a cura dei protagonisti musicali dell’iniziativa il cui luogo e programma verrà comunicato in seguito

Emilia Romagna (Good) Vibes ; le buone vibrazioni di una Regione dove si balla senza tremare.

7 Giu

Nel 2004 era stato un tentativo di creare un cartello dedicato alla promozione e valorizzazione del territorio musicale regionale  (area club-culture) sfociato in un incontro tenutosi nell’ultima edizione del Distorsonie Festival e condotto da Pierfrancesco Pacoda  in collaborazione con il London Liquidworks di Liam J.Nabb e Lousie Oldfield ispiratori dell’operazione grazie  all’ articolo “Adriatic for the people” riguardante il fenomeno italo-afro- music uscito un anno prima nel  Seven Magazine.

Le riflessioni ed i  risultati furono convogliati all’interno del dossier preparatorio del progetto “Bologna Citta Creativa” Unesco, e li rimasero a parte  un post ancora qui leggibile.

Oggi può essere il punto di partenza per organizzare una serie di iniziative e serate benefit a base di “buone vibrazioni (musicali e non)”di solidarietà e comunicazione a favore delle zone colpite dai recenti sismi nella Regione omonima.      Ma sopratutto per dare un segnale appunto di “Buone vib(ER)s” a chi sta pensando di cancellare le vacanze da queste parti (e soprattutto in Romagna).

Si lancia quindi appello alla scena (djs+producers +organizers) per la partecipazione ad un primo appuntamento Domenica 24/6 a Bologna in un luogo in via di definizione (prob.Link ) che sia di  riscaldamento al concerto che si terrà il giorno dopo allo Stadio Dall’Ara.

A chi suona bene (questo appello propositivo) chiedo di dare adesione pubblica sulla pagina Facebook; https://www.facebook.com/EmiliaRomagnaGoodVibes  e di scriverci all’indirizzo; info@oneboris.net  .

Oltre a questo primo tentativo ogni artista od operatore del settore potrà organizzare nella stessa data ed in altre a venire un proprio evento benefit, in qualsiasi luogo e forma, raccordandolo all’iniziativa in oggetto,  dandocene informazione , inserendolo nella pagina facebook  sopracitata, apponendovi sopra il marchietto di buona vibrazione  Emilia Romagna (Good) Vibes,.

Questo in ordine di  un’ azione di comunicazione collettiva, intorno alla quale si crei un coordinamento utile  alla realizzazione di un evento da tenersi proprio nelle zone colpite,  in una data da definirsi rispetto all’evoluzione della situazione (prob.sabato 8 Settembre 2012, data simbolo dei resistenti)

L’importante sarà finalizzare tutte le iniziative allo scopo di raccogliere fondi da destinare ad un ente riconosciuto ed accreditato dalla Regione Emilia Romagna (in via di definizione) , in modo da utilizzare i proventi (ns indicazione non vincolante)  per recuperare spazi di aggregazione giovanili dediti ad attività didattico-culturali  danneggiati dai terremoti.

Ma anche per divulgare buone e positive vibrazioni territoriali, a discapito dei tremori mediatici mai cessati, possibile causa di gravi danni anche al comparto turistico regionale, vista la stagione estiva in arrivo.

All’iniziativa stanno aderendo in maniera progressiva i maggiori artisti del genere, gli organizzatori ed i promoters dei locali intra ed extra -regione, primo tra tutti l’affermato Claudio Coccoluto,  a dimostrazione della solidarietà che anche in questo ambito l’Emilia Romagna riceve .

L’azione non si fermerà al territorio nazionale grazie al coinvolgimento del noto giornalista e scrittore britannico               Bill Brewster che, come già fece nel 2004, prima presenziando all’incontro,  poi dedicando un capitolo del  suo libro  “Last night the dj saved my life” alle moderne musiche da ballo (ved.italo afro) emiliano romagnole,  svilupperà e diffonderà una nuova riflessione sull’importanza ed il valore della ns Regione nel contesto musicale europeo ed internazionale, rimarcando la necessità di supportarla in un momento di emergenza come questo.

In modo da informare bloggers e giornalisti musicali stranieri  (e loro lettori tutti) sull’attuale situazione di lento ritorno alla normalità, sia delle zone colpite, che di tutto il resto delle Regione, dove  i turisti potranno tornare tranquillamente a  “ballare senza tremare ” !

P.S.

All’iniziativa è stato invitato anche Vasco Rossi nella vesti di Dj Blasco, per dargli la possibilità di rifarsi della mancata partecipazione all’evento  Concerto per l’Emilia, dato che iniziò proprio come tale, prima di diventare quello che è….(come da foto)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: